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C.A.R.A di Palese problemi di ordine e salute pubblica

Il centro di accoglienza teatro di episodi di aggressione alle forze dell’ordine

Lo avevamo scritto e confermiamo, il C.A.R.A di Palese deve essere trasferito in altro luogo per ragioni strategiche e per questione di ordine pubblico e di salute. Le ragioni strategiche sono talmente evidenti ed invece i responsabili dell’ordine pubblico e dei militari non vedono o fanno finta di non vedere. Eppure, nel 2011 la questione fu evidenziata dal blocco totale dei trasporti, ferrovie e attività aeroportuali, la città di Bari fu paralizzata dalla violenta protesta di alcuni migranti facinorosi ed i danni a cose e uomini delle forze dell’ordine furono parecchi. Sarebbe bastato questo per avviare le procedure di trasferimento del C.A.R.A invece non se ne fece nulla, Il quartiere di Palese poi fu scelto per costruirvi anche il Centro permanenza per il rimpatrio di migranti  non aventi diritto di asilo (CP.R) . Poi, tanto per gradire, Villa Ata di proprietà comunale sempre a Palese, dopo aver ospitato persone con problemi psichici non pericolosi per fortuna, diventò sede provvisoria, si fa per dire, per novanta  migranti che poi sarebbero stati trasferiti in moduli abitativi vicino alle piscine comunali, oggi i migranti dopo più di 3 anni circa sono ancora a Villa Ata. Tornando alla situazione odierna del Centro di accoglienza, apprendiamo dai giornali, senza meravigliarci più di tanto, che vi sono stati diversi scontri al CARA di Palese tra polizia ed alcuni migranti. Alcuni di essi volevano allontanarsi come già successo in altri centri d’Italia Un cittadino egiziano di 19 anni, dopo aver tentato la fuga scavalcando la recinzione, si è scagliato contro i poliziotti, prontamente intervenuti. Dopo aver tentato di colpirli all’altezza del volto, è stato fermato e denunciato per oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Ci ha provato un cittadino tunisino di 29 anni che ha tentato di allontanarsi sempre scavalcando la recinzione. Fermato dalla polizia, ha cercato di sottrarsi al controllo ma è stato fermato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. L’altro giorno nelle ore serali due cittadini extracomunitari, tra cui il tunisino già denunciato il giorno precedente e un pakistano di 33 anni, hanno cercato di scavalcare la recinzione, ma sono stati fermati dai poliziotti. Il 29enne è stato nuovamente denunciato. L’altro, un pakistano, durante la fuga ha anche tentato di colpire un operatore, lanciandogli contro uno zaino. Denunciato anche un 38enne originario della Costa d’Avorio, che questa volta ha cercato di accedere all’interno della struttura, senza averne titolo. Al controllo l’uomo si è rifiutato di fornire le proprie generalità. È stato denunciato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale e ingresso arbitrario nel CARA. Era già destinatario dell’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale. Scrive il Corriere del Mezzogiorno il 1 Agosto 2020 <<La situazione è certamente ad alta tensione perché più volte sono scappati extracomunitari che dovevano stare in quarantena come prevede la legge. Alcuni di loro erano positivi al Covid e l’allarme si è scatenato dopo una fuga da Taranto e da due centri di accoglienza in Basilicata. Alcuni non sono ancora stati ritrovati. Gli ospiti dei centri sono tutti richiedenti asilo politico ma sono costretti a restare nei centri perché alcune delle persone arrivate in Italia sono risultati positive al coronavirus>>Ragioni strategiche, fughe o rientri illegali, potenziali rischi di scatenare focolai di coronavirus nelle comunità militari e civili esistenti sui sedimi aeroportuali, nelle vicine comunità di Macchie e Palese. Ma per gli stessi ospiti, secondo alcuni osservatori nazionali del fenomeno migratorio, la particolare collocazione del CARA, all’interno del vasto complesso occupato dalla base dell’aeronautica militare, amplifica la sensazione di isolamento sociale e la segregazione degli ospiti dalla comunità di riferimento. Poi l’eurodeputato Fitto ha denunciato che il Cara di Bari non è più solo un Centro di accoglienza per richiedenti asilo, ma la base della Mafia Nigeriana che sfrutta la prostituzione per le donne e l’accattonaggio davanti ai supermercati per gli uomini   Per tutti questi motivi bisognerà cambiare sede al CARA, e questa dovrebbe essere la soluzione più razionale ed ovvia naturalmente.

Macina Gaetano