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A….marcordc BariSera

La storia di Barisera

Di Pino Ricco già Direttore di BariSera dopo Nello Mongelli

Il quotidiano “Barisera” è stato per 16 anni una delle realtà editoriali di Bari. Dalla sua redazione sono passati fiori di professionisti: molti oggi sono in prestigiose redazioni o uffici stampa, altri purtroppo sono rimasti vittime della crisi che caratterizza da tempo il panorama della stampa cartacea nel nostro Paese Editato da una cooperativa di giornalisti e poligrafici, Barisera è uscito la prima volta il 2 luglio 1996. Costava 500 lire ed ebbe subito uno straordinario successo; un successo che nel tempo si è perso per strada anche a causa della scelta di portare il prezzo di copertina a 1000 lire. Alle cinque del pomeriggio il quotidiano si vendeva ai semafori, nelle strade principali della città, ai negozianti. Al passaggio delle lire in euro il prezzo è rimasto pressoché invariato e le 1000 lire sono diventate 50 centesimi. Troppo poco, certamente, ma nessuno ha mai voluto cambiare perché l’esperienza aveva già insegnato che un nuovo aumento avrebbe portato inevitabilmente problemi.La parola “fine” è stata scritta il 30 novembre del 2012, quando l’assemblea dei soci ha deciso di sospendere le pubblicazioni di fronte all’eventualità di non ricevere più il contributo sull’editoria ex lege 250/90 a causa di un bilancio ormai da “profondo rosso”, provato dalla crisi (e quindi soprattutto dal calo degli introiti pubblicitari) e con l’intento di non contrarre altri debiti con i fornitori.In particolare, un problema abbastanza grave è risultato il “taglio” del contributo per l’anno 2011 relativo all’anno 2010; un contributo arrivato in grave ritardo rispetto ai tempi previsti (a cavallo tra febbraio e marzo 2012 invece che a dicembre 2011) e decurtato del 18% complessivo. Ovvero, circa 180.000,00 mila euro in meno. Così la redazione è andata avanti solo sul web fino al 28 febbraio 2013, quando di fronte alla certezza che il contributo non sarebbe più arrivato, è stato deciso di chiudere i battenti. In quel momento erano rimasti in carica all’azienda otto articoli 1, due articoli 2 e due poligrafici. Altri colleghi avevano abbandonato nell’arco del durissimo 2012, vinti dai sacrifici a cui la redazione aveva scelto di sottoporsi pur di non mollare.Da diversi anni, giornalisti e poligrafici stavano cercato di salvare il salvabile attuando una spending review feroce: contratti part time; riduzione del formato del giornale e della foliazione per risparmiare sulla carta e sulla stampa; chiusura delle edizioni non baresi (quelle di alcuni centri della provincia); era stato cambiato il modo di distribuire i giornali, che dalla tipografia venivano trasportati con delle biciclette invece che in furgone; era stato ridiscusso il contratto di affitto(un mucchio di soldi) della testata con la società proprietaria del marchio ed era stato cambiato il contratto telefonico per contenere i costi; nella fase finale, contratti di solidarietà e cassa integrazione straordinaria.E in ultimo, tutti i lavoratori avevano rinunciato ad un anno di stipendi (14 mensilità per i giornalisti e 13 per i poligrafici) relativi all’anno 2011, nell’intento di salvare l’azienda.Sacrifici, detto col senno di poi, inutili quanto dolorosi.    Pino Ricco

Barisera 10_10_2004
31 10 2012
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